Sul mio terrazzo c’è un ulivo.

Intanto, è storto.
Pende da una parte e non c’è verso di tirarlo su.

È piccolino, perché le sue radici fanno quello che possono con la terra che trovano. Però è bello. E di gran carattere.

Lui fa quello che gli pare.
Intendo le olive: le fa quando vuole.
A volte le fa un anno sì e uno no. Poi, quando arriva l’anno sì, niente.

E se ti risenti, e lo guardi storto, lui pare dire: ” oh, mica te l’ho messo per iscritto”.

Il mio ulivo non chiede mai niente.
Sole, ombra, acqua, neve. Imperterrito.

Sono certa che abbia le sue preferenze.
Quando non piove per un po’ le sue foglie si fanno piccole piccole e un po’ gialle, ma basta una goccia d’acqua e si risolleva.

In primavera appoggio ai suoi rami i semi per le cinciallegre e i fringuelli, e quando arrivano e lo riempiono di chiasso sembra felice.
Ma lo penso io, perché lui non mi ha mai dato soddisfazione.

In inverno, quando le altre piante si spogliano e si sottomettono al freddo, lui si tiene addosso le sue piccole foglie.
Neanche all’inverno dà soddisfazione.

Mi piace, il mio ulivo.

Tutti noi dovremmo poter fare le olive solo quando ci pare.

2020-12-28T15:26:29+00:00 racconti|0 Comments

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