-Metti su il thè.

Ahia. Di cosa ti ha chiesto di parlarmi mamma?

Oh, ti prego. Sono settimane che mi dà il tormento. Facciamola finita.
Allora? Questo thè?

Lo faccio!

Rassegnata e vagamente seccata, Margherita mise il pentolino sul fuoco.

-Cosa ho fatto, adesso?
Armeggiando con l’accendigas.

È cosa farai che la preoccupa. Anzi, a dire il vero cosa ti faranno.
Come se non succedesse comunque.

L’ultima frase Nadia l’aveva pronunciata a mezze labbra. Non era diretta alla nipote. Più un pensiero passato, rapido come un ragno, sulla fronte rugosa.

-Insomma, – riprese ingoiando aria. Si sedette poco a suo agio, raddrizzando la schiena sulla poltrona.

-Non sarà mica QUEL discorso…
A Margherita ora veniva da ridere. Si usava ancora? A 15 anni ne sapeva più lei, di sesso, che sua madre a 40. Ne era convinta.

-Immagino che avesse più o meno in mente quell’argomento… quel che non capisco è perché dovrei essere io a parlartene. Ad ogni buon conto. Non smetterà finché non lo faccio.

-Oh, nonna, dimmi quello che mi devi dire. In uno sbuffo. Il telefono le stava vibrando nella tasca dei jeans. Allora?

-Gli occhi dei gatti.

-Eh? Nonna! I gatti? Margherita rise di gusto.
Non erano le api? Con una certa aria “navigata”.

-No. Niente api. Ora Nadia era seria.
Pensa ai gatti. Al Gigio, ecco.

Margherita cercò d’istinto, con lo sguardo, il gatto fuori dalla finestra e lo trovò al sole, nel bel mezzo del cortile di beole grigie.

-Cosa devo sapere del Gigio? Ora vagamente curiosa.
Che poi, tra parentesi, è pure castrato.

Nadia sospirò, leggermente spazientita.
-Cerchi dalla parte sbagliata! Guardalo negli occhi.

Margherita tornò a fissare quella polpetta di pelo, spalmata nel sole.

-Hai presente come ti guarda? Come guarda tutti cioè, mica solo te.

La ragazzina fece spallucce ma Nadia incalzò.

-Uno su mille, forse uno su un milione. Ma tanto uno, prima o poi, lo incontri.

-Un gatto.

-Un uomo! Ragazzina! Un uomo.
Nadia iniziava a spazientirsi, Margherita ad intrigarsi.

-Allora incontrerò un uomo. Divertita.

-Più d’uno, se non sei tonta.
A Nadia sfuggì un sorriso, ma lo scacciò.

-Te la faccio breve. Fai quello che ti pare: innamorati mille volte, vai a letto con chi vuoi. Ma, quando incontrerai un uomo che ti guarda con occhi da gatto, allora fermati.

-Cioè… è una questione di colore?

-Macchè colore. Nè forma. È un’espressione! Forse dipende dal fatto che sono entrambi predatori. Non lo so! Non so mica tutto.
Il fatto è che quegli occhi ti inizieranno a mangiare, a consumare. Ecco.

Margherita ora fissava la nonna.

Nadia pensò che non avesse capito.
-Dal primo istante in cui si poseranno su di te, inizieranno a scavarti dentro.
Con un gesto della mano che non lasciava dubbi.

-Sembra orribile. Con una smorfia.

-Ragazzina…. I suoi occhi cercarono lontano.
È meraviglioso.

-Ah.

-Ti sentirai lì inchiodata, mentre qualcosa ti si infilerà nella testa e in fondo, nella carne. Margherita non fu in grado, dall’alto dei suoi 15 anni, di riconoscere il brivido che percorse la donna.

-E cosa dovrei fare se lo incontro?
Non si sentiva più così esperta.

Per un istante Nadia ci pensò su.
Girati e vattene.
Sollevandosi lentamente e afferrando per il manico la tazza di thé fumante.
Tanto non lo farai.

-Oppure puoi provare a restare.
Il tempo che avrai a disposizione prima di perderti dipende da parecchie cose.

Più che altro da quanta sete avrete l’uno dell’altro.

Margherita aveva dimenticato i messaggi in attesa nel telefono.

-Questo discorso avrebbe dovuto salvarmi da qualcosa?
Bofonchiò un po’ in ansia.

-No. Tua madre ha detto “parlale, prima che si metta nei guai”. E io l’ho fatto.

Nadia si alzò, camminando a passi piccoli e leggeri, verso la veranda.
Ma tanto…

Margherita fissava la schiena della nonna che si allontanava, perplessa. Poi si mise a controllare i messaggi nel telefono.

-Tanto nei guai ci siamo tutte…
Fu un soffio, dalla veranda. Non lo sentì nessuno. Di sicuro non Margherita.

2020-12-28T15:26:40+00:00 racconti|0 Comments

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