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Al termine della notte

viaggio al termine della notte. Francesca Bruno

Spostò con l’indice il cucchiaino sulla porcellana bianca del piccolo piatto rotondo, poi sollevò la tazzina chiudendola nella sua mano grande.
“Non è così complicato”, gli venne fuori dopo un sorso di caffè che gli profumò i baffi.

Robér lo ascoltava con una guancia appoggiata di lato, su un pugno, e gli occhi neri fissi sulla sua faccia. E anche un po’ oltre.

“Alla fine è come un viaggio al termine della notte”, continuò senza aspettare un cenno di comprensione da parte del ragazzino, ma con le nocche spinse un cartoccetto di noccioline salate sotto il suo naso.
Questo parve destare di più la sua attenzione, tanto che re-impiegò subito il pugno elevandolo da pilastro a piccola gru.

“Tu passi attraverso a cose e persone” spostando lo sguardo sulle gambe dei passanti in sfilata sul marciapiede di fronte “ti fai anche parecchio male, magari anche un po’ ti diverti, ma più che altro ti accorgi che alla fine arriva la luce.”
Robér, col naso dentro le noccioline, annuiva e masticava.

“Mi sa che è questo poi, tutto quello che c’è da capire. Che possono anche sembrarti più o meno speciali o sporche o quiete, ma quello che le notti hanno in comune è, che alla fine, scivolano nel giorno”.
“E al contrario no?”, d’un tratto uscì dalla bocca impastata del ragazzo.
“E forse pure al contrario, ragazzo mio”, fece il vecchio carezzandosi i baffi dietro a un sorriso che muoveva un labbro solo.
Robér annuì di nuovo e tirò su col naso “allora non c’è differenza”. E ‘sta volta pareva aspettare una risposta, anche se non aveva fatto una domanda (che poi infatti il più delle volte va così).

“Certo che ce n’è! Stupido ragazzo” buttò fuori il vecchio in un solo respiro, in un gomitolo di irritazione e affetto.
“Sta tutto negli occhi.” Abbassando il tono di un a dozzina di decibel.
Robért non annuì. Allora lui, picchiettandosi una palpebra: “la differenza non la vedrai se viaggi ad occhi chiusi. Ma, se li tieni ben aperti, te ne accorgerai si di quando il giorno passa nella notte”.

“E al contrario” biascicò il ragazzo.
“E soprattutto al contrario”, chiuse il vecchio.

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